Se dopo aver letto la prima puntata della nostra Guida Galattica alla Separazione e al Divorzio Consapevole, siete ancora vivi: complimenti, vi state preparando bene al prossimo futuro! 💪
Se invece vi siete persi la prima parte… beh, siete nel posto giusto, ma vi consigliamo caldamente di recuperarla [link alla prima parte]. Abbiamo parlato di come affrontare la separazione senza impazzire, della scelta tra separazione consensuale e giudiziale, della documentazione da preparare e del rapporto con i figli.
Oggi però parliamo di soldi, mantenimento e spese. In altre parole, il terreno più insidioso del post-divorzio.
Il nostro amico Marco di Life is Better After Divorce ci ha stimolato con tante nuove domande tipo “E se il mio ex/ la mia ex finge di essere povero mentre gira in Porsche?”
Come sempre, cercheremo di affrontare questi argomenti con risposte precise e aggiornate. Il team di LIBAD, invece, farà quello che gli riesce meglio: porre le domande scomode e provare a rendere il tutto un po’ più digeribile.
1– Pronti? Iniziamo dal tema più caldo: il mantenimento del coniuge.
Mantenimento del coniuge: quando è dovuto e come viene calcolato?
LIBAD: Il tema del mantenimento coniugale divide il mondo in due fazioni:
- Da un lato, c’è chi lo vede come una necessità per garantire stabilità dopo anni di matrimonio.
- Dall’altro, chi si sente spremuto come un limone, soprattutto se l’ex ha già un reddito e magari un nuovo partner.
Ma esiste un criterio oggettivo o è tutto in mano al giudice? E soprattutto: c’è un modo per farsi un’idea in anticipo di quanto si dovrà versare? Vediamo di fare chiarezza.
RT: L’assegno di mantenimento trova il proprio fondamento normativo nell’art. 156 c.c. che prevede testualmente:
- Il giudice, pronunziando la separazione, stabilisce a vantaggio del coniuge cui non sia addebitabile la separazione il diritto di ricevere dall’altro coniuge quanto è necessario al suo mantenimento, qualora egli non abbia adeguati redditi propri.
- L’entità di tale somministrazione è determinata in relazione alle circostanze e ai redditi dell’obbligato.
- Resta fermo l’obbligo di prestare gli alimenti di cui agli articoli 433 e seguenti
- Il giudice che pronunzia la separazione può imporre al coniuge di prestare idonea garanzia reale o personale se esiste il pericolo che egli possa sottrarsi all’adempimento degli obblighi previsti dai precedenti commi e dall’articolo 155 c.c.
- La sentenza costituisce titolo per l’iscrizione dell’ipoteca giudiziale ai sensi dell’articolo 2818.
Oltre al dato normativo, assume ovviamente grande rilievo la giurisprudenza che si è formata in tale materia.
In sede di separazione, il giudice, su richiesta del coniuge economicamente più debole o che comunque ritenga di averne diritto, valuta se stabilire o meno un assegno di mantenimento.
Se il coniuge debole non ha alcun reddito è pressoché automatico che gli venga riconosciuto un assegno di mantenimento.
Ovviamente la circostanza della non occupazione lavorativa di uno dei due coniugi non ha sempre la medesima valenza nell’ambito di una separazione.
Una cosa è la situazione, ad esempio, di una moglie che non ha mai lavorato per seguire il marito adiuvandolo e sostenendolo nel suo progetto di “fare carriera” e che si ritrova non più giovanissima di fronte a difficoltà pressoché insormontabili nel provare ad inserirsi nel mondo del lavoro.
In questo caso l’assegno di mantenimento sarà verosimilmente più elevato e, soprattutto, senza limiti temporali.
Situazione molto differente è quella del giovane coniuge attualmente privo di reddito, ma con tutte le carte in regola e le potenzialità di trovarsi un lavoro.
In questo caso sarà più probabile che il giudice accordi al coniuge debole un contributo temporaneo con l’intesa che dopo uno o due anni, il tribunale potrà valutare nuovamente la situazione lavorativa e reddituale del coniuge che chiede l’assegno.
Più sfumato è il caso di coniugi con redditi differenti fra loro. In questi casi si contrappongono, fisiologicamente, due fazioni ben delineate: chi guadagna di più sostiene che l’altro coniuge ha comunque un reddito che gli garantisce una propria indipendenza economica.
Di contro, chi guadagna di meno, avanza una pretesa sulla base del fatto di non poter più fruire del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio.
In questi casi è sempre il giudice che, di volta in volta, valuta la situazione concreta e stabilisce se accordare o meno un contributo al mantenimento del coniuge cosiddetto “debole”.
Nella prassi, purtroppo, si assiste molto spesso a richieste a dir poco esorbitanti finalizzate ad innescare una sorta di trattativa, sicuramente al ribasso, ma con una base di partenza completamente fuori da qualsiasi parametro. Si tratta di un “malcostume processuale” oggettivamente poco corretto che, a sommesso parere di chi scrive, andrebbe sanzionato dai Tribunali.
Ma come si calcola? C’è una formula magica o decide tutto il giudice?
LIBAD: Sarebbe comodo avere una formula matematica per sapere in anticipo cosa aspettarsi, ma temo non sia così semplice. Alcuni tribunali hanno provato a stabilire delle percentuali fisse sul reddito dell’ex, ma… funziona davvero così?
Esistono parametri standard per calcolare il mantenimento o dipende tutto dal giudice?
E se l’ex dichiara poco ma gira in Porsche e vive in una villa? Come si smaschera?
RT: Non esistono parametri standard. Alcuni tribunali (ad esempio quello di Firenze) hanno provato ad individuare una sorta di percentuale fissa da applicare al reddito del soggetto obbligato, ma in realtà ogni situazione è davvero a sé stante e viene decisa con discreta autonomia dal giudice. Si tenga altresì conto del fatto che, nel diritto di famiglia, molti elementi indiziari vengono tenuti in grande considerazione dai tribunali. Tipico caso quello del marito che dichiara relativamente poco, ma ha un’auto di lusso e conduce una vita particolarmente dispendiosa. È evidente che in questi casi non sarà certamente sufficiente la valutazione dei redditi da lavoro, per determinare e quantificare l’assegno per la moglie!
Moltissimi anni fa un famoso professionista, esasperato dalle pressanti richieste economiche della moglie che aveva iniziato a manifestare il desiderio di separarsi, attraverso un intricato meccanismo di società “schermo” aveva simulato di aver dismesso una lucrosa attività per rendersi dipendente, con uno stipendio decisamente contenuto. Le motivazioni erano, asseritamente, legate al desiderio di ridurre lo stress, ma i giudici ben presto compresero quale fosse il reale disegno del marito che, pur a fronte di un reddito abbastanza contenuto, fu condannato a versare alla moglie un assegno decisamente elevato.
Il mantenimento serve a garantire lo stesso tenore di vita di prima?
LIBAD: Un tempo si diceva che l’assegno di mantenimento doveva garantire al coniuge economicamente più debole lo stesso stile di vita avuto durante il matrimonio.
Recentemente in numerose sentenze la posizione mi è sembrata cambiata, ma quanto?
È vero che oggi conta più garantire un’esistenza dignitosa piuttosto che lo stesso stile di vita?
La giurisprudenza recente ha davvero abbandonato il criterio del tenore di vita?
RT: Certamente le famosissime sentenze pronunciate nell’ambito della crisi coniugale fra Silvio Berlusconi e Veronica Lario hanno rappresentato una svolta epocale in ordine ai principi sottesi alla determinazione dell’assegno in favore del coniuge più debole. Certamente con importanti pronunce è stato abbandonato, almeno in linea teorica, il criterio del cosiddetto tenore di vita.
Si rileva tuttavia che, nonostante l’innegabile indirizzo dato dalle pronunce in esame, il criterio del tenore di vita resta molto utilizzato non solo negli atti predisposti dagli avvocati, ma anche in termini di condizionamento del pensiero dei giudici che, volenti o nolenti, prendono eccome in considerazione aspetti relativi alle abitudini della famiglia (vacanze, ristoranti, sport, ecc.)
Inutile poi nascondere la rilevanza della componente psicologica e comportamentale: talvolta, se le richieste appaiono smodate e fondate dal mero desiderio di condurre una vita lussuosa, può essere che vengano rigettate. Di contro a volte un atteggiamento meno aggressivo e più votato al benessere complessivo della famiglia (se un genitore è felice, lo saranno anche i figli) può sortire risultati migliori. Più in generale possiamo affermare che le parti desiderano sempre che negli atti e nelle parole dei propri legali emerga grande aggressività sia nei toni sia nella entità delle richieste. Ma tale atteggiamento molto spesso non garantisce i risultati sperati.
2 – Spese straordinarie: cosa sono e chi le paga?
LIBAD: “Siete separati, avete trovato un accordo sul mantenimento, tutto tranquillo? Illusi. 😏
Il vero campo di battaglia non è l’assegno mensile: sono le spese straordinarie.
– Scuola privata? “Chi decide se devono andarci?”
– Sport? “Uno sport sì, quattro no. Equitazione?!?”
– Viaggio studio a Londra? “Io a 16 anni andavo in campeggio a Cesenatico!”
Se vi riconoscete in queste conversazioni, sappiate che non siete soli. Anzi, la questione delle spese extra è uno degli argomenti più litigati in assoluto tra ex.
Il tribunale di Milano ha pubblicato da anni una lista dettagliata di cosa rientra nelle spese straordinarie, ma tutto dipende anche dagli accordi specifici della separazione. Quindi, vediamo di fare chiarezza.
Cosa rientra ufficialmente nelle spese straordinarie?
Ci sono delle regole fisse o dipende tutto da cosa viene scritto nell’accordo di separazione?
E se uno dei due genitori rifiuta di pagare?
RT: Le spese straordinarie sono quelle non caratterizzate da una ripetitività, ma che come dice il nome stesso si presentano in modo eccezionale nella quotidianità di una famiglia.
I tribunali italiani hanno ormai da tempo codificato dei veri e propri protocolli
Vedi ad esempio quello del tribunale di Milano che correttamente citavi –
Ogni tribunale pubblica il proprio protocollo in tema di spese straordinarie, ma si tratta di documenti abbastanza simili in tutta Italia.
Si tratta di una disciplina non solo riferita alla tipologia di spese, ma anche al modo nel quale i coniugi sono tenuti a “gestirle”. Esistono infatti spese straordinarie indifferibili che possono essere sostenute senza preventiva comunicazione all’altro coniuge (esempio tipico le spese mediche urgenti); esistono poi spese che devono essere previamente condivise tra i coniugi e solo a seguito di espressa approvazione diventano obbligatorie anche per il coniuge che non le ha volute sostenere.
Le parti sono sempre libere di accordarsi tra loro e derogare al regime ordinario, prevendendo particolari pattuizioni relative alle spese, purché tali accordi siano ritenuti rispettosi degli interessi dei figli.
Quindi il giudice non è in alcun modo chiamato a decidere quali spese siano da considerare straordinarie e quale sia il regime che le caratterizza.
Ciò che il giudice stabilisce è la percentuale di spese straordinarie che compete ai singoli coniugi.
Si va dal salomonico 50% ciascuno, quando le condizioni reddituali sono uguali o molto simili, all’estremo opposto rappresentato dal 100% a carico di uno solo dei due genitori.
Uno dei temi sui quali si accendono furenti liti a suon di mail tra legali e, talvolta, con procedimenti giudiziari paralleli alla separazione, è quello delle spese sportive. Uno sport deve essere garantito ai figli, ma se uno dei due genitori vuole che il figlio pratichi numerosi sport, questa decisione dal punto di vista economico non può ricadere automaticamente sull’altro coniuge. Clamoroso il caso di una madre che ha iscritto il figlio a golf, tennis, equitazione e scherma…per la disperazione del papà il quale, lungi dal voler fare un torto al figlio, si è trovato nella scomoda posizione di dover dire no.
LIBAD: Cosa succede se uno dei due genitori rifiuta di contribuire?
RT: Se un genitore si rifiuta di contribuire bisogna vedere di quale tipo di spesa straordinaria si sta parlando.
Se si tratta di spese indifferibili, ovvero che non hanno bisogno del preventivo accordo (ad esempio spese mediche urgenti) il coniuge anticipatario potrà procedere al recupero del proprio credito depositando presso il Tribunale/Giudice di pace, un ricorso per decreto ingiuntivo procedendo così al recupero coattivo del proprio credito. Se invece si tratta di spese straordinarie che necessitano del preventivo accordo di entrambi i coniugi, se uno dei due coniugi non fosse d’accordo (facciamo un esempio pratico: l’iscrizione ad uno sport elitario tipo il golf) l’altro coniuge non potrà far altro che accettare il diniego dell’altro coniuge oppure richiederne il consenso pagando tutto personalmente.
La difficoltà nel gestire le spese straordinarie è che spesso accade che uno dei due coniugi sia sempre anticipatario, sia che si tratti di spese indifferibili che non, e questo comporta una difficoltà di gestione e di recupero successive delle spesse. In un caso pratico abbiamo consigliato ai coniugi di sottoscrivere una carta prepagata ( intestata ad uno dei due con utilizzo per entrambi) dove ogni mese i coniugi bonificano la stessa somma al fine che tale carta prepagata venga sempre e solo utilizzata per le spese straordinarie dei figli. Questo ha effettivamente aiutato la coppia e ha, in un certo senso, limitato i danni.
📌 BOX RIEPILOGATIVO
LIBAD:
❌ Errori da evitare quando si parla di mantenimento e spese straordinarie
🔴 Pensare che il mantenimento del coniuge sia dovuto sempre e comunque
L’assegno non è una regola fissa: dipende dalle condizioni economiche, dall’autosufficienza dell’ex e dalle circostanze della separazione.
🔴 Dare per scontato che il criterio del tenore di vita valga ancora
La giurisprudenza recente lo ha ridimensionato: l’obiettivo è garantire un’esistenza dignitosa, non replicare il lusso passato.
🔴 Non chiarire fin dall’inizio chi paga cosa
Le spese straordinarie sono il terreno di scontro più comune tra ex. Meglio stabilire percentuali chiare e riferimenti precisi ai protocolli dei tribunali.
🔴 Pensare che il giudice decida sempre in modo oggettivo
Molti fattori pesano nelle decisioni: dichiarazioni dei redditi, ma anche elementi indiziari (stile di vita, spese e asset nascosti). Se l’ex guida una Porsche ma dichiara 1000 euro al mese, qualcosa non torna…
🔴 Fidarsi ciecamente delle dichiarazioni economiche dell’ex
Se avete il sospetto che i numeri non tornino, esistono strumenti per fare verifiche. Investigatori privati, richieste di documenti e accertamenti patrimoniali non sono fantascienza…
INTERVALLO: Pausa strategica prima del gran finale!
LIBAD: Ti abbiamo appena scaricato addosso un bel po’ di informazioni. Mantenimento, assegni, spese straordinarie… Insomma, un bel labirinto da navigare.
E visto che non vogliamo rischiare di far esplodere il tuo cervello con troppe nozioni in una volta sola, facciamo una pausa strategica.
Ma non scappare via!
Nella prossima puntata parleremo di:
- Il mantenimento dei figli: chi paga, fino a quando e come funziona davvero?
- Cosa succede se l’ex inizia una nuova relazione (spoiler: il mantenimento potrebbe non durare per sempre).
- Quando puoi chiedere di smettere di pagare il mantenimento per un figlio maggiorenne (e cosa fare se resta “studente” a vita…).
- Come difendersi dai furbetti: false dichiarazioni, patrimoni nascosti e figli nullafacenti.
Nel frattempo, raccontaci: qual è secondo te il punto più complicato della separazione? Scrivilo nei commenti o mandaci un messaggio su Life is Better After Divorce e, ovviamente sull’account Instagram I Divorzisti.
Ci vediamo alla prossima puntata della Guida Galattica alla Separazione e al Divorzio Consapevole!